Read MoreLa notizia circolava già da qualche giorno sui principali quotidiani turchi Hürriyet e Zaman. Ora, però, è arrivata la conferma ufficiale. La Turkish Airlines ha vietato alle sue hostess rossetto e smalto rossi o di qualsiasi altro colore appariscente. Stando al comunicato ufficiale della compagnia aerea di bandiera turca, il divieto si è reso necessario perché un rossetto troppo vivace «non si abbinerebbe ai colori della divisa delle assistenti di volo» e inoltre un «look più naturale» facilita la comunicazione tra clienti e hostess.
Per Gürsel Tekin, vicepresidente del Partito Popolare Repubblicano (laicista, di centro-sinistra e all’opposizione), la decisione dimostra una vera e propria «perversione» da parte delle autorità turche.
In effetti, negli ultimi mesi la Turkish Airlines (di cui Ankara detiene il 49%) ha adottato diversi provvedimenti controversi, come il divieto di consumo di alcolici su numerosi voli. Successivamente, erano filtrati su Twitter i nuovi modelli delle divise delle hostess, ben diversi dalle celebri gonnelline della Turkish negli anni 60-70: il nuovo corso (che tuttavia non è ancora entrato in vigore) prevede lunghi gonnelloni e gambe nascoste da occhi lussuriosi, per non parlare del “fez”, il copricapo osteggiato – insieme al velo islamico – da Mustafa Kemal Atatürk, capostipite della Turchia laica e post-ottomana.Alla notizia del divieto di rossetto, in molte hanno protestato sui social network, postando foto con ampie e scintillanti passate di rossetto sulle labbra. Del resto, l’ultimo provvedimento della Turkish Airlines rappresenta innanzitutto uno schiaffo alle donne turche, che negli ultimi tempi sono state più d’una volta sulle barricate di fronte alle spinte islamiste dell’esecutivo guidato dal premier Recep Tayyip Erdoğan. Da mesi, infatti, il governo in carica vuole cambiare la legge sull’aborto, in senso restrittivo (ma sinora non c’è riuscito), sia per motivi religiosi ma anche per aumentare la natalità, chiodo fisso del premier.
Secondo un rapporto del 2010 della Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), le politiche di Erdoğan minacciano da tempo i diritti della popolazione femminile. Anche la Turchia, tra l’altro, è afflitta dalla tragica piaga dei femminicidi: si stima che oltre 250 donne turche vengono uccise ogni anno dai loro (ex) partner (per fare un triste confronto, in Italia le vittime sono state 100 nel 2012). E dal 2002 i crimini sessuali contro le donne in Turchia sono cresciuti del 400%.
Per molti, però, lo stop al rossetto sui voli Turkish dimostra soprattutto, e ancora una volta, l’islamizzazione sempre più veemente della Turchia di Erdoğan, devoto musulmano sunnita. Con lui la vendita di alcol, oltre che sui voli della Turkish, è stata limitata in tutto il Paese, anche da altissime tasse sul suo consumo. E solo qualche giorno fa lo stesso Erdoğan ha detto che l’alcol provoca solo danni alla società (anche se, secondo uno studio dell’università Bahcesehir di Istanbul, solo il 6% delle famiglie turche ne fa uso) e ha tuonato pubblicamente contro la birra, dicendo che la vera «bevanda nazionale» turca è il candido e analcolico ayran, a base di yogurt.
La questione dell’alcol, tuttavia, pare essere soltanto la punta di un inquietante iceberg, oramai sempre più lontano dall’Unione europea (l’ingresso della Turchia nell’Ue è del resto congelato da tempo) e sempre più attratto dall’Oriente e da più rigidi dettami islamici. Erdoğan, che sente di avere le mani libere anche per i buoni risultati dell’economia turca, ha già eliminato il divieto kemalista del velo islamico nelle università e promosso visceralmente il suo uso, anche grazie alla figura sempre velata di sua moglie. Secondo Bloomberg Businessweek, la percentuale di donne turche che oggi indossano il velo è già salita al 60 per cento. Ma non solo.
Diverse scuole laiche sono state trasformate in religiose e l’anno scorso è stata approvata una riforma scolastica che consente alle famiglie di iscrivere i propri figli presso le scuole vocazionali islamiche sin dall’età di 10 anni. Nel frattempo, lo scontro con i militari, i guardiani della laicità dello Stato, si è pericolosamente infiammato. Inoltre, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), la Turchia è oggi uno dei Paesi più repressivi nei confronti dei giornalisti, che negli ultimi anni hanno subìto decine e decine di arresti.
Solo due settimane fa, persino il celebre pianista turco Fazil Say è stato condannato a 10 mesi (con la condizionale) per aver ritwittato un poema blasfemo e accusato su Twitter un muezzin. Una sentenza molto dura (poi annullata da una corte di Appello che ha chiesto un nuovo processo) e che ha echeggiato le condanne di paesi molto più radicali su questi temi, come la wahabita Arabia Saudita, dove vige la sharia. Tuttavia, la deriva verso uno scenario così radicale è totalmente da escludere in Turchia, almeno per il momento.
Secondo uno studio del Pew research center pubblicato lunedì scorso, sebbene la maggioranza dei musulmani nel mondo voglia l’applicazione della legge islamica nei loro paesi, in Turchia questa percentuale crolla al 12 per cento (mentre in Afghanistan, per esempio, il 99% dei musulmani vuole la sharia). Un approccio moderato, sottolinea il Pew, dovuto alle vecchie politiche laiciste di Atatürk. Quelle politiche che Erdogan, almeno in parte, sta rinnegando.
Non avevamo dubbi a riguardo…
Il cristiano medio
El Salvador, aborto vietato a ragazza che rischia di morire
Read MoreAndare avanti con la gravidanza per Beatriz (il nome è di fantasia) potrebbe significare la morte perché soffre di una grave alterazione del sistema immunitario. Ma in Salvador la legge vieta l’interruzione di gravidanza e i medici non la operano perché hanno paura di essere incriminati. Da un mese i dottori aspettano il via libera delle autorità e la ragazza ha fatto anche appello alla Corte Suprema, appoggiata nella sua battaglia da Amnesty International
“La situazione di Beatriz è disperata – ha detto Esther Major, ricercatrice dell’organizzazione per l’America Centrale – e non si può aspettare più a lungo. Le sue possibilità di sopravvivenza dipendono dalla decisione delle autorità. Ogni ritardo è crudele e disumano. Il governo ha il dovere di garantire a Beatriz l’accesso alle cure salvavita di cui ha bisogno. Fate presto”. (nella foto una manifestazione pro-aborto)
La ragazza, che ha 22 anni, soffre di Lupus Eritematoso Sistemico (Les) aggravato da un’insufficienza renale e la sua salute è peggiorata da quando è incinta. Il feto, tra l’altro, è privo di una gran parte del cervello e nascerebbe comunque morto. Perché, dunque, impedire l’aborto? Cosa aspettano i giudici della Corte Suprema a deliberare? E non è assurdo che una legge non preveda l’eccezione in un caso come questo?
Nel Paese dell’America Centrale, a maggioranza cattolica e con una forte minoranza evangelica, il caso sta facendo scalpore. La legge prevede fino ad otto anni di reclusione per chiunque chieda o pratichi l’aborto. Beatriz, che è molto povera e vive in una zona rurale, ha giù un figlio di un anno e mezzo che ora rischia di perdere la mamma. La giovane si è ammalata prima dell’inizio della nuova gravidanza ed è al quarto mese inoltrato. Amnesty International ed altre organizzazioni internazionali stanno mobilitando l’opinione pubblica e si appellano anche alla comunità internazionale.“Speriamo che la Corte Suprema tratti questo caso con l’urgenza che merita, visto che la vita e la salute di Beatriz sono a rischio” ha aggiunto Esther Major. Ormai non c’è più tempo. E i giudici lo devono capire.
Cile, bimbo di 3 giorni bruciato vivo nel falò da una setta: “Era l’anticristo”
Read MoreSANTIAGO DEL CILE – Un bimbo di soli 3 giorni di vita è stato gettato vivo in un falò ed è morto. Il gesto folle è stato compiuto in Cile il 21 novembre scorso da una setta su una collina nella città di Colliguay vicino al porto di Valparaiso. La polizia cilena ha ora arrestato il leader della setta ed altre tre persone accusate di aver preso parte al rito.
Secondo il capo della setta il bimbo era l’anticristo e la fine del mondo era vicina: il bambino è stato messo su una tavola di legno posta su una rete, con la bocca tappata con del nastro adesivo prima di essere gettato nelle fiamme.
La madre del bambino, Natalia Guerra, 25 anni, secondo la polizia aveva approvato il sacrificio. Miguel Ampuero della Unità Investigativa della Polizia ha raccontato: “Il bambino era nudo. Gli hanno messo del nastro adesivo sulla bocca per impedirgli di urlare. Poi lo hanno messo su una tavola, e dopo aver chiamato gli spiriti lo hanno gettato sul fuoco vivo”.
La polizia cilena ha raccontato alla stampa che la setta era stata costituita nel 2005 ed era composta da 12 membri. Il capo arrestato è Ramon Gustavo Castillo Gaete, 36 anni. “Tutti gli adepti di questa setta sono dei professionisti – ha spiegato Ampuero – C’è un veterinario, c’è chi ha lavorato come assistente di volo, abbiamo un regista e un disegnatore. Ognuno di loro ha una laurea”.
Castillo Gaete, nelle settimane scorse era stato avvistato in Perù. Qui, secondo l’Unità Investigativa della polizia cilena, il capo della setta aveva comprato ayahuasca, pianta allucinogena che potrebbe essere stata utilizzata per controllare i membri della setta durante l’orribile rito.
Ecco perché in tanti si definiscono “credenti” e si comportano come gli pare
Coerenza cristiana
Papua Nuova Guinea: «Sono streghe». E due anziane vengono decapitate
Read MoreContinuano a fare vittime le credenze nella stregoneria, diffuse in parti della Papua Nuova Guinea, nel Pacifico. Due donne anziane sono state torturate per tre giorni e poi decapitate nell’isola orientale di Bougainville, riferisce il quotidiano nazionale Courier Post. La polizia, chiamata per tentare di liberare le donne, era presente all’uccisione ma una folla numerosa e aggressiva ha impedito agli agenti di intervenire. Torturate per tre giorni, ferite a colpi di coltello e ascia sono state alla fine decapitate; la polizia ha detto di aver tentato di negoziare la loro liberazione ma senza successo. «Non abbiamo potuto fare nulla», ha detto al quotidiano il capo della polizia locale, Herman Birengka, aggiungendo che alcuni uomini avevano tentato di liberare le due donne, ma invano.
RITI -Le donne erano state catturate e fatte prigioniere martedì scorso dai parenti di un ex insegnante di scuola morto pochi giorni prima. L’episodio avviene sei giorni dopo un’altra condanna popolare per stregoneria decretata nelle Southern Highlands, negli altipiani occidentali: sei donne torturate con ferri roventi collocate sui genitali e poi bruciate vive durante un “rito pasquale”. Il mese scorso una giovane madre, accusata della morte di un bimbo di 6 anni con pratiche magiche, era stata denudata, cosparsa di benzina e bruciata viva dinanzi a una folla tra cui anche un gruppo di scolari.VIOLENZA – Amnesty International ha fatto appello al governo di Port Moresby perché combatta con più vigore le credenze di stregoneria e le violenze che esse alimentano contro le donne.. Nel poverissimo Stato del Pacifico c’è una diffusa credenza nella magia nera: molti faticano ad accettare che siano cause naturali a provocare infortuni, malattie, eventi tragici o la morte, ma spesso utilizzano le accuse per giustificare atti di violenza contro le donne. Secondo Amnesy, nel 2008 sono state almeno 50 le donne morte per cause legate alla stregoneria.











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