Read MoreSe una donna rimane incinta dopo uno stupro, «è qualcosa che Dio ha voluto». Questa frase choc pronunciata dal candidato repubblicano dell’Indiana al Senato Richard Mourdock, uomo del Tea Party, ha scosso il dibattito elettorale americano. Tanto che Mitt Romney ha subito preso le distanze: quanto espresso da Mourdock «non riflette» le sue idee, ha presto comunicato il portavoce del candidato repubblicano alla Casa Bianca. Ma queste parole sull’interruzione di gravidanza sono arrivate il giorno dopo il lancio di un nuovo spot elettorale che vede Romney sostenere il repubblicano dell’Indiana.
LE POLEMICHE – E dire che negli ultimi giorni di campagna elettorale Romney ha ammorbidito le sue posizioni in tema di aborto. Puntando a non inimicarsi l’elettorato femminile, ha precisato che non intende sostenere una legge per limitare l’interruzione di gravidanza. «Non c’e’ un progetto legislativo sull’aborto nella mia agenda», ha detto, smorzando i toni che aveva già assunto dalle primarie, quando aveva parlato di possibili limiti. E mentre dal dibattito di Denver ha cominciato a riguadagnare posizioni anche nei sondaggi sul voto femminile, nella sfida tv successiva è inciampato nella gaffe dei «faldoni pieni di donne». I suoi avversari, comunque, l’hanno accusato di trasformismo («Se dici che vuoi tutelare il diritto di scelta delle donne sul tema dell’aborto, ma poi durante un dibattito ti alzi in piedi e dici che saresti felice di firmare una legge che bandisce questo diritto, allora soffri sicuramente di Romnesia», ha detto Obama). Il partito repubblicano, inoltre, era già finito al centro di una bufera due mesi fa, quando un parlamentare vicino a Paul Ryan, Todd Akin, convinto anti-abortista, si è detto contro l’interruzione di gravidanza anche in caso di violenza sessuale: «In caso di uno stupro legittimo, il corpo femminile può fare in modo di chiudere tutto…». Akin, candidato in Senato in Missouri, ha chiesto scusa ma non si è ritirato dalla corsa.
IL CASO – E ora l’ultimo episodio, nella notte di martedì, rischia di riportare in primo piano un tema delicato. Al senatore era stato chiesto se fosse favorevole all’aborto dopo lo stupro o l’incesto. «Ho capito che la vita è un dono di dio – è stata la risposta -. E penso che anche quando comincia nell’orribile situazione dello stupro, è comunque qualcosa che Dio ha voluto accadesse». Parole che rischiano di riaccendere un caso difficile da gestire per Romney, che dovrà mediare tra la posizioni più radicali degli ultraconservatori e quelle degli indecisi, fondamentali a meno di due settimane dal 6 novembre.
Due anni per questo? La Russia è veramente un paese così di merda?
Piano casa, sì agli edifici religiosi
Read MoreROMA – Nuovo scontro in consiglio regionale sul «Piano casa». «L’emendamento della giunta Polverini è un regalo al Vaticano: questa è l’ennesima occasione per cementificare selvaggiamente», attacca Luigi Nieri (Sel). Analoghe accuse piovono da Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo (Radicali – Lista Bonino Pannella): «Questa è una giunta casa e Chiesa: l’assessore Ciocchetti vorrebbe far costruire per ogni edificio religioso un altro della medesima cubatura a scelta tra un’abitazione, un ufficio, un negozio, un albergo e un centro fitness. Ogni destinazione d’uso sarebbe consentita pur di far cassa». «Ci mancavano le speculazioni edilizie tramite le opere religiose», rincara la dose Angelo Bonelli (Verdi).
L’ASSESSORE – Replica Luciano Ciocchetti, assessore all’Urbanistica: «La crisi limita provvidenze pubbliche per luoghi di culto . Noi proviamo a dare una soluzione. I luoghi di culto nella legge nazionale e nella legge regionale 27/90 sono definiti opere di urbanizzazione secondaria e sono destinatarie di provvidenze pubbliche. Vista la situazione economica si è ritenuto più opportuno ottenere lo stesso obiettivo, consentendo alle istituzioni religiose competenti di poter far realizzare altre attività residenziali e non residenziali che concorrono a finanziare la sola realizzazione di opere religiose».
Unioni civili, il Pd si ricompatta Palazzo Marino approva il registro
Read MoreTre sedute: l’ultima, iniziata giovedì pomeriggio, è durata quasi dodici ore ed è finita che mancava poco alle quattro del mattino. Grazie a questa maratona. Milanoha il suo registro delle unioni civili per le coppie etero e omosessuali. Nonostante il fuoco di polemiche arrivate negli ultimi giorni da parte del mondo cattolico – o meglio: da alcuni esponenti del mondo cattolico, che hanno scomodato anche il rischio poligamia – il consiglio comunale ha approvato l’istituzione del registro, che dovrebbe entrare in funzione dopo l’estate. Alle quattro meno un quarto, subito dopo il voto, il sindaco Giuliano Pisapia ha voluto dire poche parole, per ringraziare i consiglieri e rilanciare il tema forte e nazionale.
“Questa è una bella giornata per Milano, è un segnale importante e uno stimolo al parlamento perché porti avanti l’iter legislativo per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto”, ha detto fra gli applausi, concedendosi una battuta finale: “Oggi sul piano dei diritti civili abbiamo ridotto lo spread con l’Europa”. Non è stato facile arrivare al risultato dell’altra notte, ed è servito un lavoro attento e continuo per tenere assieme le varie anime della maggioranza e anche – a sorpresa – qualcuna dell’opposizione. La delibera è passata con i voti del centrosinistra (Pd, Sel, Idv, Federazione della sinistra, lista civica, Radicali), ma con l’astensione di quattro consiglieri cattolici del Pd, che avevano anche ventilato l’ipotesi di un voto contrario, cancellata dalle parole nette del sindaco: “Questo registro non apre la strada ai matrimoni gay, per quello serve il parlamento”, aveva detto giovedì pomeriggio per evitare rotture.
Ma a favore del registro hanno votato anche due consiglieri del Pdl – i giovani e laici Luca Pagliuca e Pietro Tatarella, che ha parlato di un “Pdl vecchio e lontano dal credo laico di Forza Italia”, mentre altri due pidiellini, all’ultimo momento, hanno abbandonato la battaglia – il grillino Mattia Calise e il consigliere del Terzo Polo, Manfredi Palmeri. Una maggioranza trasversale, inutilmente combattuta dal resto del Pdl e dalla Lega, che ha portato all’approvazione di un regolamento che, partendo dal modello Torino, si sviluppa con una sua formula inedita. In pratica, le coppie etero e gay (anche formate da separati, purché ci sia già il provvedimento del giudice) dovranno registrarsi prima agli sportelli dell’Anagrafe come conviventi – e quindi tecnicamente come “famiglia anagrafica”, termine che ha scatenato più di una polemica – e poi recarsi presso un altro sportello comunale che rilascerà loro l’attestato di unione civile.
Grazie a quello potranno partecipare automaticamente ai bandi del Comune per gli aiuti sulla casa, sul lavoro, sui servizi sociali. Mille coppie registrate entro l’anno: questa la scommessa informale della giunta arancione, che porta a casa l’approvazione di una delle promesse elettorali del maggio 2011. Festeggiano le associazioni gay, che hanno seguito passo passo il dibattito di questi giorni, e contano: sono 90 le città che hanno un registro delle coppie di fatto – manca Roma, e la deputata fli Flavia Perina nota che “la capitale del diritto si è fatta sorpassare da Milano” – ma è “un punto di partenza per una nuova stagione di lotta alle discriminazioni”, rilancia Arcigay.
Fa un passo avanti anche Anna Paola Concia, deputata del Pd protagonista dell’acceso dibattito nel suo partito proprio sul tema dei matrimoni omosessuali. “Quello di Milano è un provvedimento di buon senso, degno di una capitale europea, che garantisce a tutte le famiglie la possibilità di accedere ai servizi che sono di competenza comunale”, dice. Da destra – non tutta: Alessandra Mussolini, Pdl, esprime “viva soddisfazione” – e da una parte del mondo cattolico, si levano ancora le ultime proteste, con l’ex ministro Maurizio Gasparri che parla di farsa, il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che twitta il suo disaccordo. “Formigoni chi?”, aveva risposto ironicamente, due giorni fa, il sindaco Pisapia.
Casini: i matrimoni gay sono incivili.
Be certo, è molto meglio andare in giro ingravidando ogni zoccola che passi a tiro d’uccello. Da buon cristiano.
Read More“Stessi diritti per compagni gay di deputati” Il presidente Fini dice sì alla Concia
ROMA – Estendere anche ai compagni dello stesso sesso i diritti riconosciuti dal Regolamento di Montecitorio ai conviventi dei deputati: questa la proposta che, entro la fine della legislatura, il presidente della camera Gianfranco Fini sottoporrà all’Ufficio di presidenza della Camera, sulla base della richiesta avanzata dalla deputata del Pd Paola Concia.
La deputata, che ha sposato lo scorso anno in Germania la sua compagna, Ricarda Trautmann, ha chiesto di avere diritto all’assistenza sanitaria anche per la coniuge. A Montecitorio l’assistenza sanitaria è infatti riconosciuta per i coniugi, i figli e i conviventi dei parlamentari: ora il Parlamento dovrà scegliere se riconoscere uguali diritti alla coppia composta da Concia e sua moglie.
Nell’annunciare la cosa, in occasione della presentazione del libro della deputata Pd e della giornalista Maria Teresa Meli, Fini non ha nascosto il proprio favore verso una decisione positiva dell’Ufficio di presidenza. “Ho garantito che la pronuncia – ha detto – avverrà entro fine legislatura. Ho chiamato l’ufficio di presidenza a pronunciarsi, non sarà semplice ma credo sia doveroso. Non si può nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi”.
“Non sarà semplice – ha concluso Fini – ma credo sia doveroso perchè la questione va risolta con una risposta, in un senso o nell’altro. Credo che la pronuncia ci consentirà di compiere dei passi avanti. E credo anche che, dopo le mie parole, avrete capito come la penso”.
Un ringraziamento al Presidente Fini
Governo e Chiesa, legami più stretti su insegnamento religione e osservatorio anti-persecuzioni
Il governo ‘tecnico’ guidato da Mario Monti non manca di coltivare stretti legami contatti con la Chiesa. D’altronde, la forte presenza di cattolici nell’esecutivo è indicativa.
Proprio ieri il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, e il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Angelo Bagnasco, hanno firmato due nuove intese per rafforzare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole per aggiornare l’Intesa del 1985. E che puntano a rendere gli insegnanti di religione sempre più organici al sistema dell’istruzione pubblico.
Ad esempio, con l’armonizzazione dei corsi negli istituti superiori di Scienze Religiose gestiti dalla Chiesa e dei percorsi di formazione accademici stabiliti dal ministero per gli insegnanti. Definite anche nuove indicazioni per l’Irc nel secondo ciclo di studi, tenendo conto del nuovo assetto di scuole e istituti professionali. Nonostante il calo delle scelte per l’ora di religione in questi ultimi anni e il diffondersi di programmi per l’ora alternativa, nonostante l’ostruzionismo di molte scuole, i governi continuano a favorire l’insegnamento religioso e i professori di Irc.
Intanto il Ministero degli Esteri, guidato da Giulio Terzi di Sant’Agata, in collaborazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno per Roma Capitale ha presentato ieri il neonato Osservatorio della libertà religiosa. Dovrà monitorare le violazioni della libertà religiosa, ma l’iniziativa ha un chiaro sapore cattolico ed è ben vista dal Vaticano. L’ha benedetta infatti l’arcivescovo di Baltmora, monsignor William Lori, con un discorso dal titolo Religious Liberty: God’s Gift to all Nations is our Responsibility to Defend. Il prelato, tra i più attivi contro i diritti delle donne e la riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama, non ha mancato di accennare alle ‘persecuzioni’ che i cristiani subirebbero in Occidente e all’”anticattolicesimo” negli Usa.
Al ministro e al sindaco spettano la nomina di quattro membri del comitato e di un coordinatore. Scelti due diplomatici, Diego Brasioli e Roberto Vellano. Ma anche, guardacaso, noti esponenti dell’associazionismo cattolico. Cioè Attilio Tamburrini, redattore dei rapporti di ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre‘, e il giornalista di Comunione e Liberazione Roberto Fontolan. Quale coordinatore, è stato scelto lo studioso Massimo Introvigne, esponente cattolico del Cesnur.
Le premesse del progetto non sono affatto promettenti. Ci chiediamo come Uaar se una composizione di questo tipo, sbilanciata a favore di ferventi cattolici, possa realmente impegnarsi a tutto campo e laicamente per la tutela dei diritti umani nel mondo. Ovvero, senza diventare l’ennesimo megafono del clericalismo in Italia a danno di atei e agnostici. E senza ignorare ad esempio anche i non credenti che subiscono pesanti condanne per il solo fatto di aver espresso le proprie opinioni, come recentemente accaduto in Tunisia.
I sacerdoti sono decisamente la casta più spregevole.
Read MoreDice ”vagina”, deputata americana cacciata dalla Camera
C’è una parola che ai repubblicani di Mitt Romney fa più paura della disoccupazione e della crisi. Una deputata democratica, Lisa Brown, è stata praticamente cacciata dalla Camera per avere osato pronunciare un termine che alle orecchie dei bigotti del partito avverso è sembrato offensivo: “vagina”. Eppure l’uso fatto dalla signora era più che appropriato: si trattava di difendere l’ennesimo attacco dei conservatori ai diritti delle donne, una legge che renderebbe più difficile l’aborto obbligando i medici a una serie di controlli intimidatori su chi è costretto a interrompere la gravidanza. “Sono lusingata, signor Speaker”, ha detto ironicamente la deputata al capo dell’Assemblea, motivando il suo voto contrario alla legge “che lei sia così interessato alla mia vagina: ma no significa no”. La signora è stato subito allontanata dall’aula proibendole di partecipare a un dibattito. “Quello che ha detto è così offensivo che non lo ripeterei mai davanti a delle signore” ha tuonato Mike Calton, un repubblicano di Nashville. Altro che “I monologhi della vagina”, la fortunata serie della drammaturga peraltro americana Eve Ensler. L’unico monologo che i repubblicani conoscono è quello che vieta alle donne non solo i diritti ma perfino la libertà di espressione
Tutto torna… Giustamente, visto che i cretini votano per i repubblicani, questi si comportano di conseguenza…
Read MoreSame-sex couples should be able to get married
San Pietroburgo: arrestato il leader degli attivisti gay

Read MoreNon è certo la prima volta che Nikolaj A. Alekseev (in foto), leader russo lgbt, viene arrestato. È però la prima volta che viene arrestato a San Pietroburgo dopo l’entrata in vigore della legge che vieta la propaganda omosessuale.
Nikolaj A. Alekseev si trovava ieri dinanzi al palazzo comunale di San Pietroburgo per protestare contro la ridicola legge approvata per cercare di nascondere l’omosessualità e ha esposto uno striscione con su scritto:
L’omosessualità non è una degenerazione. Degenerazione sono l’hockey su prato e il ballo sul ghiaccio.
La detenzione di Nikolaj A. Alekseev giunge subito dopo che un tribunale moscovita ha emesso una sentenza che respinge la denuncia dello stesso attivista contro il divieto del pride a Mosca. Sembra proprio che in Russia i gay e la democrazia stiano vivendo brutti momenti.







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