Read MoreQualche anno fa ho avuto la fortuna di incontrare a Washington il vecchio Robert McNamara, che da giovane era stato Segretario alla Difesa di Kennedy e Johnson, finendo col rimanere identificato con la guerra in Vietnam: vedi la citazione di Simon e Garfunkel in A simple desultory philippic (or how I was Robert McNamara’d into submission). E una delle cose che mi disse, fu che una volta aveva letto un libro sul Concilio Vaticano II, e aveva capito che governare la Chiesa non è diverso, nel bene e nel male, dal governare un qualunque altro stato secolare.
Era sicuramente d’accordo con lui il suo connazionale Paul Marcinkus, storico governatore dello Ior, che da vescovo della giustizia vaticana, e pregiudicato di quella italiana, aveva dichiarato all’Observer, il 25 maggio 1986: “non si può governare la Chiesa con le Ave Maria”. Dalle giaculatorie alle bestemmie, però, dovrebbe correrci parecchio. Anche se non sembra, viste le vicissitudini dello Ior, che ieri hanno portato la banca a razzolare con gente del calibro di Sindona e Calvi. E oggi, a resistere strenuamente alle richieste dell’Unione Europea, di conformarsi alle norme antiriclaggio del denaro sporco.
L’ultimo atto di questa resistenza è per ora il giubilamento di Ettore Gotti Tedeschi, fino a ieri successore di Marcinkus nella direzione dello Ior. Giubilamento avvenuto, sembra, su istigazione dell’inamovibile Segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, ex commentatore televisivo di calcio, e del suo compare di affari il banchiere Cesare Geronzi, condannato in primo grado a quattro anni per concorso in bancarotta nella vicenda Cirio.
Come se non bastasse, agli intrighi economici della banca di Dio si sono aggiunti quelli del palazzo del successore di Pietro. Il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, è stato arrestato per spionaggio: cioè, per aver divulgato urbi et orbi documenti che dimostrano che il Vaticano è un nido di vipere e una spelonca di ladri. D’altronde, che Sua Santità amasse circondarsi di “gentiluomini” sospetti, si era capito gia’ da un pezzo: dai tempi, cioè, in cui eravamo venuti a sapere che lo erano anche Gianni Letta e Angelo Balducci,
Fino all’entrata in servizio del prossimo maggiordomo, il Servo dei Servi sarà ora costretto a legarsi da solo le scarpette Prada, versarsi da solo il vino e mettersi da solo in testa la mitra. Anche se, visti i luoghi che frequenta, o che lascia frequentare, sarebbe meglio che imbracciasse invece un mitra, e facesse un po’ di piazza pulita dei mercanti nel tempio: sull’esempio di colui del quale nomina invano il nome ogni giorno, e agli insegnamenti del quale continua a dire, e forse anche a credere, di ispirarsi.
Scherzi da prete
Read MoreSfoglio “Repubblica” di oggi, e non posso non notare l’ironia della sorte, se tale veramente è stata, che ha accoppiato in due paginate consecutive due notizie contrapposte sulla Chiesa.
La prima è una pubblicità a pagamento, relativa alle “Destinazioni dell’8xMille alla Chiesa. Cattolica”. Per il 2011, si è trattato di 1064 milioni di euro, così utilizzati: 235 milioni per “la carità in Italia e nel terzo mondo”, 468 per “le opere di culto e pastorale per la popolazione”, e 361 per “il sostentamento dei sacerdoti”.
Ora, l’8 per 1000 è stato introdotto nel 1986 in sostituzione della vecchia congrua, che pagava appunto lo stipendio ai sacerdoti. Poiché solo un terzo dell’imposta viene utilizzata a quel fine, la logica vorrebbe che l’eccedenza venisse trattenuta dallo Stato.
O, se si preferisce, l’illogica della revisione del Concordato, firmata da quel farabutto di Craxi, ha praticamente triplicato l’onere del tributo, a carico dei cittadini italiani e a favore della Chiesa.
La quale utilizza quasi metà del ricevuto per faccende molto prosaiche, come la “nuova edilizia di culto”: cioè la costruzione di nuove chiese (in un paese in cui, com’è noto, esse scarseggiano drammaticamente), ovviamente esentate dall’Imu. O per imprecisate “iniziative di rilevo nazionale”: probabilmente sfilate in costumi medievali, o gite in varie e variopinte Disneylandie della creduloneria.
La seconda notizia è la condanna per pedofilia a 9 anni e mezzo di don Seppia, parroco di Genova. Uno dei sacerdoti sostentati con i 361 milioni dell’8 per 1000, ma non l’unico pedofilo. Anzi, uno dei tanti in Italia e nel mondo, benché nel mondo se ne parli molto più che in Italia.
Il Papa ha pianto, soprattutto all’estero, molte lacrime di coccodrillo per le sue “pecorelle smarrite”. Anche se il rapporto ufficiale sui casi dell’Irlanda, ad esempio, ha mostrato che non si tratta affatto di casi singoli, ma di un vero e proprio “comportamento endemico” del clero.
Le lacrime sono liberatorie, ovviamente. Ma non sarebbe anche “degno e giusto, equo e salutare” restituire i fondi utilizzati per l’allevamento e il pascolo di questi lupi, pastoralmente travestiti da pecore nere?
Una Porta Pia intellettuale
Read MorePovero Ratzinger! Per lui, la scorsa settimana, un’incriminazione giudiziaria per “crimini contro l’umanità” presso la Corte Penale Internazionale. E oggi, una sentenza di fronte a un tribunale intellettuale. Il giudice è Umberto Eco, che in un’intervista al quotidiano tedesco Berliner Zeitung ha appunto sentenziato: “Non è un grande filosofo, nè un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale”. Condanna emessa, per versare olio sul fuoco, nel giorno stesso dell’anniversario della presa di Porta Pia.
Da matematico, non posso certo entrare nel merito della disputa filosofico-teologica tra due simili personaggi mediatici, entrambi beniamini di due vasti e contrapposti pubblici. Ma avendo letto e commentato la Introduzione al cristianesimo dell’incriminato-condannato, forse posso permettermi un’opinione non completamente disinformata.
Anzitutto, noterei che nessuno può essere, allo stesso tempo, un grande filosofo e un grande teologo. Come diceva infatti un tale, che non era nè l’una nè l’altra cosa, ma che pure in qualche modo c’entra nel discorso: “Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. I due padroni, nel caso non si fosse intuito, sono ovviamente la ragione e la fede. O, se si preferisce, il Diavolo e Dio.
Ora, effettivamente, la lettura della Introduzione al cristianesimo rivela opinioni filosofiche “semplicemente molto grossolane, che nemmeno uno studente della scuola dell’obbligo formulerebbe come lui”. Sono parole di Eco, riferite alle posizioni di Raztinger sul relativismo. Ma me ne approprio volentieri, riferendole però all’uso del verbo essere: un uso che effettivamente nessuno studente di un corso di logica formulerebbe in maniera così grossolana. Anche se devo però notare che molti “grandi” filosofi, o almeno molti “generalmente rappresentati come tali”, condividerebbero quelle stesse posizioni: in particolare, tutti i continentali, dal vate Heidegger ai suoi epigoni.
Per quanto riguarda invece la teologia, la Introduzione al cristianesimo a me è sembrata un capolavoro. Lo dico senza ironia, e concedendo l’onore delle armi all’autore. Il quale ha effettivamente saputo mascherare le assurdità dogmatiche del Credo dietro una tale girandola di belle espressioni sintattiche, e di ardite fantasticherie semantiche, da riuscire a scrollar loro di dosso la muffa dei secoli e a renderle accettabili ai palati meno raffinati: quelli, appunto, dei pessimi filosofi che provengono dalla scuola tedesca, o ad essa si ispirano.
Il mio giudizio su Ratzinger, dunque, è che egli sia sì un pessimo filosofo, ma anche (o proprio per questo) un ottimo teologo. Un giudizio, sia chiaro, doppiamente negativo. A differenza di quello di Eco, che lo era solo a metà, perchè dire che qualcuno è un pessimo teologo è in fondo fargli un bel complimento: più o meno, come dire che è un pessimo confusionario, o un pessimo imbonitore. Abbasso gli ottimi teologi, dunque, e viva gli ottimi filosofi: ammesso, naturalmente, che ce ne sia qualcuno!
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