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I preti pedofili e le responsabilità di Ratzinger

Posted by on 12/04/2013 in Stampa | 0 comments

Nel suo film documentario “La scelta del Papa” Gianluigi Nuzzi ha proposto una interpretazione del pontificato di Ratzinger quantomeno incompleta. Il quadro che ne emerge è quello di un uomo timido, ritroso e solo, attorniato da poteri incontrastabili. Ma le sue responsabilità personali non possono essere cancellate: a partire da quelle legate allo scandalo pedofilia.

C’è un limite oltre il quale la rilettura degli avvenimenti diventa imbarazzante revisionismo. Soprattutto se, a mettere in opera il proprio talento, è un giornalista di spessore, che la Chiesa e il Vaticano li conosce bene.

Gianluigi Nuzzi, nel suo “La scelta del Papa” (film documentario andato in onda il 23 marzo su La7), ha proposto una interpretazione del pontificato di Ratzinger che fa riflettere. Il quadro finale è quello di un uomo timido, ritroso e solo, attorniato da poteri incontrastabili, ai quali non ha né saputo né potuto opporsi. E alla fine, consapevole della propria inadeguatezza, ha lasciato la Chiesa e il Vaticano nelle mani di un successore che potesse essere in grado di assolvere il compito con più fermezza e con maggiori forze, fisiche e forse spirituali.

Tuttavia, il quadro proposto da Nuzzi, è quantomeno incompleto. Prima di tutto, è difficile pensare che un cardinale, per di più Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (che un tempo si chiamava Sant’Uffizio e prima ancora Santa Inquisizione) equiparabile quindi ad un ministro del governo, non sia in grado di prevedere quali possano essere le conseguenze di alcune “leggerezze”, come la citazione dell’imperatore Manuele il Paleologo nel discorso di Ratisbona, o la revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson, o l’affermare che l’uso del preservativo peggiora il problema della diffusione dell’Aids in Africa. Poi perché, quando si espongono alcuni fatti, tralasciandone altri, si rischia di falsare la prospettiva e “spingere” il lettore o lo spettatore verso una certa conclusione. E, se parliamo della gestione dello scandalo della pedofilia nella Chiesa, non è ammissibile tralasciare alcunché.

Partiamo dal principio. Nel 2001, Joseph Ratzinger è il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II. In quell’anno, mentre negli Stati Uniti ingrossava lo scandalo, Ratzinger emanò una circolare ai vescovi conosciuta come De delictis gravioribus. In quella circolare, firmata anche da Tarcisio Bertone, non solo si richiamavano le direttive di segretezza contenute nel Crimen Solicitationis ma si avocava alla Congregazione per la Dottina della fede ogni competenza in merito ai processi canonici per i sacerdoti accusati di pedofilia. In pratica, i sacerdoti accusati di abusi sui minori non sarebbero più stati processati dai tribunali diocesani bensì in Vaticano. E qui c’è bisogno di una precisazione. Importante. Perché, istruendo i processi in Vaticano, tutti gli atti sarebbero stati conservati in Vaticano, e non sarebbe stato più possibile per qualunque tribunale civile ordinare ad un vescovo di aprire gli archivi della propria curia, come avvenne con il cardinale Law a Los Angeles. Con i documenti in Vaticano, qualunque tribunale, per accedervi, deve ricorrere alla rogatoria internazionale, cioè fare una richiesta a uno Stato straniero perché consenta la visione dei documenti.

Una richiesta a cui non è mai seguita risposta positiva da parte del Vaticano. Tanto per fare un esempio, nel 2006 la commissione Murphy, che si occupava in Irlanda delle migliaia di casi di abusi commessi da sacerdoti cattolici, inviò una richiesta formale per avere informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall’arcidiocesi di Dublino”. La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici. Nessuna risposta neppure quando la stessa richiesta fu inviata al Nunzio Apostolico.

L’operato della Chiesa istituzionale e del Vaticano, anche durante l’epoca di Ratzinger prima come prefetto e poi come pontefice, fu essenzialmente teso a proteggere i sacerdoti accusati e i vescovi che li avevano coperti. E perfino il decantato incontro con le vittime, durante il viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti, non fu una scelta del papa ma una necessità a cui dovette sottomettersi per l’incalzare degli eventi. L’incontro non era in programma, tuttavia le manifestazioni pubbliche delle associazioni delle vittime furono così determinanti che alla fine il papa fu costretto all’incontro. Un incontro assai particolare, che non durò neppure mezz’ora, con soltanto cinque delle oltre tredicimila vittime, che furono ricevute in piedi, nella cappella della nunziatura apostolica. Nel frattempo, uno degli anfitrioni del papa durante quel viaggio fu il tanto tardivamente discusso cardinale Mahony. E un altro fu il cardinale Egan, anch’egli accusato di aver coperto gli abusi durante il periodo in cui fu arcivescovo di Bridgeport.

Le pubbliche scuse, a raffronto con l’operato della Chiesa, sembrano più operazioni di facciata che non dovute a reale contrizione. Perfino il documento, tanto sbandierato, che prevedeva l’obbligo da parte dei vescovi di denunciare i sacerdoti accusati di abusi su minori alle autorità giudiziarie civili, in realtà sanciva tale obbligo soltanto per i vescovi che operano in paesi in cui tale denuncia obbligatoria è già prevista dalle leggi dello Stato. In pratica quel documento non serviva a tutelare i bambini ma la chiesa istituzionale.

In ultimo, la pretesa del Vaticano di “non sapere” è quantomeno inverosimile. Fin dal 1952, infatti, esiste una congregazione religiosa chiamata Servi del Paraclito, poi aggregata all’ordine dei Carmelitani Scalzi, la cui missione è l’assistenza ai sacerdoti con quelli che caritatevolmente vengono definiti “problemi psicologici”. Molto caritatevolmente, perché la natura di tali problemi psicologici risulta evidente da una serie di lettere inviate fin dagli anni cinquanta dal fondatore della congregazione, padre Gerald Fitzgerald, a vescovi, arcivescovi ed esponenti della Curia Romana in cui faceva presente la necessità di allontanare dal sacerdozio i preti che non praticavano la castità, particolarmente quelli coinvolti in casi di pedofilia.

Mi fermo qui, anche se ci sarebbe molto altro da dire. Basta solo questo a riequilibrare la completezza di informazione. Perché il giornalismo d’inchiesta non si trasformi in giornalismo a richiesta.

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Savona, prete pedofilo “Ratzinger era informato”

Posted by on 05/03/2013 in Stampa | 0 comments

Era conservata nella cassaforte della Curia la lettera con cui l’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno, oggi cardinale, informava il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, poi nominato Papa, dei casi di pedofilia nella Diocesi. Informativa che non giustificò alcune denuncia penale dell’arcivescovado contro il sacerdote sospettato di pedofilia; solo un trasferimento, l’ennesimo, ad un’altra parrocchia.

Era l’8 settembre 2003. Nella lettera monsignor Calcagno chiedeva “la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote (don Nello Giraudo, ndr) continuare con un impegno pastorale”. E aggiunse: “Per quanto possibile, intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”.

Una drammatica pagina della Chiesa cattolica che è stata ricostruita nei dettagli in un servizio andato in onda ieri sera nel programma tv “Le Iene” con il titolo “Abusi nascosti dalla chiesa”, dove, agli interventi delle vittime, sono stati accostati i documenti sequestrati dalla Procura. A partire dalla lettera all’ormai Papa emerito.

La denuncia a Ratzinger giunse peraltro tardiva, dopo un silenzio di anni che avrebbe coinvolto tre vescovi messi a conoscenza dei fatti.

Tutto documentato dalle carte sequestrate dalla Procura della Repubblica di Savona circa un anno fa, nel febbraio 2012, dalla cassaforte della Curia savonese.

Sembra non ci sia stata risposta a quella lettera almeno fin quando, due anni dopo, durante la Via Crucis al Colosseo, nelle meditazioni scritte proprio dal cardinale Joseph Ratzinger, fu pronunciata la frase “sporcizia nella Chiesa”, parole che molti commentatori tradussero come un riferendo allo scandalo dei preti pedofili.

Il 19 aprile 2005, il cardinale Ratzinger, eletto Papa Benedetto XVI, affrontò con decisione e grande dolore il problema della pedofilia all’interno della Chiesa e incontrò le vittime per chierder loro scusa.

Don Nello Giraudo, nel febbraio 2012 ha patteggiato un anno di carcere per abusi sessuali compiuti nel 2005 su un diciassettenne. Ma la maggior parte delle numerose violenze su bambini sono cadute in prescrizione. Vicende denunciate ai vescovi savonesi, per primo, da Francesco Zanardi, vittima negli anni ottanta, all’età di dieci anni, di don Giraudo, allora sacerdote nella parrocchia di Spotorno.

Lo stesso religioso, del resto, non avrebbe mai nascosto ai superiori alcuni rapporti intimi con i giovani della parrocchia. Rivelazioni occultate dai vescovi savonesi fino al blitz della polizia in Curia dove erano tenuti i fascicoli più segreti, tra cui la relazione inviata a Ratzinger.

Don Giraudo, dalla fine degli anni ’80 in poi, è stato ripetutamente spostato da una parrocchia all’altra: da Valleggia a Spotorno, sino a Feglino dove aprì una comunità per bambini disagiati. Poi sono arrivate le denunce che hanno costretto la chiesa a sollevarlo dal ruolo di sacerdote.

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‘Dubious’ care of the sick, ‘questionable’ politics and ‘suspicious’ financial dealings: Researchers claim Mother Teresa was not so saintly after all

Posted by on 04/03/2013 in Stampa | 0 comments

The late Mother Teresa’s saintly image has been called into question by researchers conducting an in-depth study of her life.

Mother Teresa may have spent the vast majority of her 87 years looking after the sick and poor, but researchers from Montreal and Ottawa universities have now raised questions over the ‘dubious’ nature of her care, as well querying her “questionable” political contacts.

The researchers also raised concerns over the Nobel Peace Prize winner’s ‘suspicious’ financial arrangements, which saw large sums of money transferred into ‘secret’ bank accounts.

Writing in the Journal of Studies in Religion/Sciences after analysing around 300 documents surrounding Mother Teresa’s life, Dr Serge Larivie and Dr Genevieve Chenard say they have uncovered details that compromise the Albanian-born nun’s saintly image.

They claim that many of the ‘missions’ set up by Mother Teresa were unfit their inhabitants, calling them ‘homes for the dying’ due to their poor hygiene and a shortage of food, care and medication.

The researchers believe a lack of money cannot be the reason for the poor conditions however, as Mother Teresa raised hundreds of millions of pounds during her lifetime, although much of that money appears to have vanished into several ‘secret’ bank accounts kept by the nun.

The researchers also questioned why, despite openly offering prayers and medallions bearing depictions of the Virgin Mary, Mother Teresa provided no direct or monetary aid to victims of a number of natural disasters in India.

Dr Larivie says: “Given the parsimonious management of Mother Teresa’s works, one may ask where the millions of dollars for the poorest of the poor have gone?”

The researchers went on to query Mother Teresa’s politics and political contacts, accusing her of accepting a financial grant from the brutal Duvalier dictatorship, which is deemed responsible for the murders of over 30,000 Haitians between 1957 and 1986.

They also accuse Mother Teresa of spreading hardline right wing Catholic ideology, saying she held “overly dogmatic views regarding, in particular, abortion, contraception and divorce.”

Dr Larivie said that much of Mother Teresa’s saintly public image was shaped by the BBC journalist Malcolm Muggeridge, who shared her conservative Catholic views, particularly on abortion, and whose promotion of her led to the nun’s international fame.

Despite the negatives, Dr Larivie accepts there are many positive aspects to Mother Teresa’s life and work.

He said: “If the extraordinary image of Mother Teresa conveyed in the collective imagination has encouraged humanitarian initiatives that are genuinely engaged with those crushed by poverty, we can only rejoice.”

He added: “It is likely that she has inspired many humanitarian workers whose actions have truly relieved the suffering of the destitute and addressed the causes of poverty and isolation without being extolled by the media…Nevertheless, the media coverage of Mother Teresa could have been a little more rigorous.”

Mother Teresa died in 1997 and was beatified by the Catholic Church in 2003, leaving her just one miracle away from sainthood.

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Ratzinger, protettore dei pedofili…

Posted by on 04/03/2013 in Stampa, Video | 0 comments

Nei giorni in cui la Chiesa deve fare i conti con il caso O’Brien, il cardinale autoesclusosi dal Conclave per “condotta sessuale inaccettabile”, nuove ombre si allungano sul Joseph Ratzinger. Secondo quanto rivela il Secolo XIX, l’ormai ex Papa era a conoscenza di fatti di pedofilia avvenuti nella diocesi di Savona nei primi anni 2000 ma, nonostante fosse stato informato ufficialmente di quanto accaduto, non lo denunciò. Il quotidiano ligure pubblica una lettera inviata dall’ex vescovo di Savona, il cardinal Domenico Calcagno – uno dei partecipanti al prossimo Conclave -, a Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’organo deputato a vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica.

La missiva riguarda il caso di Nello Giraudo, sacerdote della diocesi savonese, sollevato dal suo incarico nel 2012 in seguito alle indagini condotte dalla procura su una serie di casi di pedofilia che lo hanno visto patteggiare un anno di carcere per abusi sessuali compiuti su un diciassettenne nel 2005. Nella lettera inviata all’ex pontefice, Calcagno chiede un consiglio sull’atteggiamento da tenere nei confronti del sacerdote, visto che questi “intende continuare il suo impegno pastorale” ma al tempo stesso conferma di voler “per quanto possibile, evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”.

Una denuncia fin troppo pacata e comunque tardiva, come dimostra un’inchiesta condotta dal programma di Italia1 Le Iene dal titolo “Abusi nascosti dalla Chiesa”, andata in onda nella serata di domenica: a conoscenza dei comportamenti di don Giraudo non era solo il cardinal Calcagno, ma anche i vescovi Giulio Sanguineti e Dante Lanfranconi. Molti casi riguardanti don Giraudo, peraltro, nel frattempo sono caduti in prescrizione, avendo il sacerdote “agito” dalla fine degli anni ’80, spostandosi di parrocchia in parrocchia senza che la Chiesa facesse nulla. Nel 1992, dopo l’ennesimo trasferimento, gli fu concesso di aprire una comunità per bambini disagiati a Feglino. Un paradosso.

L’unica preoccupazione del Curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi. Nell’allegato alla lettera inviata da Calcagno a Ratzinger, infatti, l’ex vescovo precisa che “nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso”. Un tentativo di mantenere la situazione “sotto controllo”, evitando che il caso deflagrasse. E, una volta ricevuta la comunicazione, l’ex Papa non ritenne di prendere alcun provvedimento. Don Giraudo continuò ad “operare” fino alle denunce della procura che costrinsero la Chiesa a sollevarlo dall’incarico.

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Molestie, cardinale O’Brien ammette: “Mia condotta sessuale inadeguata”

Posted by on 04/03/2013 in Stampa | 0 comments

LONDRA – All’inizio aveva contestato le accuse e si era rivolto a un avvocato per difendersi. Poi ha a malincuore accettato di dimettersi dall’incarico e di rinunciare al viaggio a Roma a cui tanto teneva, in cui avrebbe dovuto partecipare al Conclave: “Così ha deciso il Santo Padre”, ha fatto sapere a denti stretti. Ora il cardinale Keith O’Brien ammette fino in fondo le sue colpe e chiede scusa per le molestie sessuali compiute nell’arco di trent’anni. “La mia condotta sessuale è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”, ha dichiarato oggi l’ex-capo della Chiesa cattolica britannica. “Chiedo scusa a quanti ho offeso”, ha aggiunto, “alla Chiesa e agli scozzesi”, che lo avevano a lungo conosciuto come il potente e severo arcivescovo di Edimburgo. Parole pesanti come pietre, che lasciano una grave ombra su un mondo cattolico sempre più sconvolto da scandali sessuali ed abusi negli ultimi tempi.

Il caso di O’Brien è scoppiato all’improvviso un paio di settimane fa con la denuncia da parte di tre preti e di un ex-sacerdote che lo accusavano di “comportamenti inappropriati” nei loro confronti. I fatti risalivano a molti anni prima, quando l’alto prelato era ai vertici del seminario in cui i giovani studiavano e poi dopo la sua prima nomina a vescovo. I sacerdoti erano stati sessualmente molestati da O’Brien durante preghiere serali o altri momenti di intimità spirituale. Uno di essi in particolare ne era rimasto traumatizzato al punto da dover lasciare i voti e richiedere per anni assistenza psicologica. La denuncia è stata inviata al nunzio apostolico a Londra, l’ambasciatore del Vaticano in Gran Bretagna, che ha prontamente informato la Santa Sede. Nonostante le iniziali resistenze di O’Brien, e i timori dei quattro preti che la Chiesa volesse insabbiare tutto, la decisione è stata rapida: nel giro di due giorni O’Brien è stato costretto ad anticipare le sue dimissioni, già previste per ragioni di età per la fine di marzo, e ad annunciare che non avrebbe preso parte al conclave, “per non distrarre attirando attenzione su di me quando l’attenzione dovrà essere sul successore di Benedetto XVI”.

Ma intanto l’inchiesta da parte della Chiesa scozzese e del Vaticano è andata avanti. E deve essere proseguita anch’essa velocemente, se già ieri sera O’Brien ha fatto il suo “mea culpa”, certo non casualmente prima che il conclave abbia inizio, per sgomberare il terreno da una vicenda scabrosa e imbarazzante. “negli ultimi giorni le accuse nei miei confronti sono state rese pubbliche”, dice ora il cardinale. “In un primo momento, la loro natura non specifica e anonima mi ha indotto a contestarle. Ora tuttavia voglio cogliere questa opportunità per ammettere che ci sono stati momenti in cui la mia condotta sessuale è caduta al di sotto degli standard da me richiesti, in quanto prete, arcivescovo e cardinale. Porgo le mie scuse e domando il perdono a coloro che ho offeso, e chiedo scusa anche alla Chiesa cattolica e al popolo di Scozia”. Resta da vedere se ora verranno fuori nuove accuse al cardinale. I quattro preti avevano a lungo avuto paura a parlare per timore di non essere creduti e che il potere di O’Brien fosse in grado di condizionare qualsiasi richiesta di giustizia.

Non è escluso, adesso che l’ex-arcivescovo ha perso l’incarico e perso pure il sostegno di Roma, che vengano alla luce nuove denunce dello stesso genere nei suoi confronti. O’Brien era noto per le sue severe posizioni sull’omosessualità, che giudicava “immorale”. Le rivelazioni dimostrano che nel privato abusava sessualmente di preti che per di più erano alle sue dipendenze, ai suoi ordini e facevano ancora più fatica a ribellarsi. Il “bigotto” dell’anno, come lo ha chiamato un’associazione per i diritti dei gay, era un individuo turpe. Chissà se il fatto che il Vaticano lo ha costretto a gettare così in fretta la maschera è il sintomo di uno spirito nuovo e di un desiderio di riforme che potrebbe influenzare il conclave e la scelta del nuovo papa.

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Francia, passa l’articolo chiave sulle nozze gay

Posted by on 03/03/2013 in Stampa | 0 comments

L’Assemblea Nazionale francese ha approvato l’articolo della legge sul matrimonio per tutti che riguarda le nozze gay. In particolare, i deputati francesi hanno adottato sabato l’articolo chiave del progetto di legge sul matrimonio e l’adozione da parte delle coppie omosessuali, che elimina l’esigenza di una differenza tra i sessi come condizione fondamentale per il diritto al matrimonio.

L’articolo 1 del progetto di legge, su cui si dibatterà ancora per diversi giorni, è stato votato con 249 voci a favore e 97 contrari. La legge sul matrimonio per tutti è stata una delle principali promesse della campagna elettorale del presidente Francois Hollande, che in queste ore è in missione in Mali.
BAGNASCO – Una notizia quella che arriva dalla Francia che ha provocato la reazione dell’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco: «Siamo vicino al baratro». L’Italia «non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme» ha aggiunto Bagnasco.

«L’Europa ha dimenticato le proprie radici cristiane, le radici della propria cultura e della propria civiltà. Volendo sistematicamente eliminare la religione dal proprio orizzonte crede di conquistare delle libertà nuove. Molti Paesi europei hanno varato leggi sbagliate su vita, famiglia, libertà, non crescono in civiltà più umana e solidale, semmai più individualista e più regressiva», ha concluso Bagnasco.

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Ancora con questa idiozia delle radici cristiane dell’europa?
Ci sono state diverse disgrazie in Europa nei secoli precedenti, oltre al cristianesimo. Peste, colera, svariate guerre. Tutte tragedie, per fortuna finite. Come il cristianesimo.

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«Femminicidio, colpa di donne che provocano»

Posted by on 12/01/2013 in Stampa | 0 comments

Polemica nel comune ligure di Lerici per un manifesto affisso sul portone della chiesa dal parroco don Piero Corsi: in sostanza, in poche righe, viene data alle donne parte della colpa dei femminicidi. L’estratto dalla lettera apostolica «Mulieres dignitatem» commentata dall’editorialista del sito Pontifex-roma.it dal titolo «Donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?» è stato così affisso sulle porte della chiesa di San Terenzo di Lerici (in provincia di La Spezia). E ha sconcertato i parrocchiani.

PROVOCAZIONI E GUAI – Sostanzialmente, il volantino accusa le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia. Don Piero Corsi, che ha curato l’affissione del manifestino, era già noto alle cronache per la sua passione per al «tazebao», avendo già dedicato fogliettoni satirici contro l’Islam e contro gli immigrati appesi alla porta della chiesa.

«RIMUOVETELO» – Forte la reazione della presidente di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli. «Chiediamo alle massime autorità civili e religiose – ha detto – che si attivino perché venga immediatamente rimosso il manifesto affisso dal parroco e che riteniamo una gravissima offesa alla dignità delle donne».

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