Mai dire RadioMaria

"Il clero sa ch’io so che loro sanno di non sapere." R. G. Ingersoll

Browsing Posts published in February, 2010

… tipo Don Zauker

Gli assomiglia davvero parecchio !

papa e nazi

E si sa’ … alle tentazioni è difficile resistere !

Detto da uno monarca assoluto che vive sommerso nel lusso e s’aggira per il mondo coperto di oro …

ROMA – I cristiani debbono “vivere non con orgoglio e presunzione”. E devono dire no al potere, alla fame di beni materiali, all’ambizione che, dice Benedetto XVI, “sono tentazioni di Satana, contro cui ogni uomo è chiamato a lottare”. Smascherando, come fece Gesù, “l’inganno del potere usando le armi della fede, cioè la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio e la penitenza”. Benedetto XVI affida il suo messaggio all’Angelus, mettendo in guardia dalle “tentazioni diaboliche”, che tendono a sviare “dal nostro cammino, così come accadde anche a Cristo quando si ritirò nel deserto prima dell’inizio della sua vita pubblica”. Definendo la Quaresima “un tempo di agonismo spirituale nel quale lottare con le armi della fede” e paragonandola a “un lungo ‘ritiro’, durante il quale rientrare in se stessi e ascoltare la voce di Dio, per vincere le tentazioni del Maligno”.

Il Papa ricorda ai 50 mila fedeli presenti in piazza San Pietro come “le tentazioni non furono un incidente di percorso, ma la conseguenza della scelta di seguire la missione affidatagli dal Padre, di vivere fino in fondo la sua realtà di Figlio amato, che confida totalmente in Lui”.

“Cristo – continua il Papa – è venuto nel mondo per liberarci dal peccato e dal fascino ambiguo di progettare la nostra vita a prescindere da Dio. Egli l’ha fatto non con proclami altisonanti, ma lottando in prima persona contro il Tentatore, fino alla Croce. Questo esempio vale per tutti: il mondo si migliora incominciando da se stessi, cambiando, con la grazia di Dio, ciò che non va nella propria vita”.

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A quanto pare Mc Donald’s è rimasto l’ultimo baluardo di laicità in Italia !

ROMA – A protestare contro gli hamburger di McDonald’s sono stati in molti e per diversi motivi. Ma finora non era mai successo che un parroco si scagliasse contro la catena di fast food per motivi religiosi, esortando i fedeli a fare altrettanto. Tutto perché il locale, aperto da poche settimane a Isola Farnese, piccolo borgo sulla Cassia, fuori Roma, a La Storta, ha ospitato una festa per i bambini il mercoledì delle ceneri, giorno dedicato a digiuno e astinenza dopo gli eccessi del Carnevale.

A dichiarare guerra al colosso dell’alimentazione è stato Don Quirino, parroco di Isola Farnese. Oggi poco prima della benedizione finale della messa di Quaresima, dal pulpito è arrivato un vero e proprio invito a protestare contro il direttore del McDonald’s: “Questa settimana – ha detto don Quirino – hanno organizzato una festa di Carnevale per i bambini nel mercoledì delle ceneri, quando il Carnevale è già finito e sono prescritti astinenza e digiuno, e questo non è accettabile. Se si fosse trattato di un paese islamico non si sarebbero permessi”.

Il parroco, che per primo si è recato di persona a protestare con il direttore del locale, ha invitato i fedeli a fare altrettanto. “Andate anche voi, parlate con il direttore e fategli sentire che la comunità cattolica non ha gradito” ha concluso.

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Qualcuno ha spiegato a questo prete che l’Italia è un paese laico ? Per cosa bisognerebbe protestare ? Lui rispetta le festività delle altre religioni ? Chi se ne fotte delle ceneri ?

Andasse a farsi fottere in Vaticano … che li qualcuno che lo fotte lo trova facile, visti i noti gusti sessuali della popolazione del piccolo stato-tumore …

… ma ben se ne guarda dal denunciarli o dal collaborare con gli inquirenti !

CITTA’ DEL VATICANO – “La Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare i suoi membri che purtroppo, in diversi casi, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato i diritti dei minori”. Così nel discorso rivolto questa mattina ai membri del Pontificio consiglio per la famiglia, papa Benedetto XVI è tornato a condannare gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti, proprio mentre sta portando a termine la stesura della Lettera alla Chiesa irlandese dopo lo scandalo pedofilia che ha portato alla dimissioni di quattro vescovi. La pubblicazione della Lettera è prevista in occasione di un incontro con i vescovi irlandesi che si terrà il 15 e 16 febbraio.

“La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi”, ha detto il Pontefice, aggiungendo che “la tenerezza e l’insegnamento di Gesù, che considerò i bambini un modello da imitare per entrare nel regno di Dio, hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura”, mentre “le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore”.

Il Papa ha quindi ricordato come la Convenzione sui diritti dell’infanzia sia stata accolta “con favore” dalla Santa Sede, “in quanto contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo”.

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Le prime denunce dal prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest
Poi i casi denunciati – avvenuti tra 1975 e il 1983 – si sono moltiplicati

Sacerdoti, insegnanti e organisti nelle vesti di aguzzini.

BERLINO – Abusi sessuali sugli studenti, pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti. Per anni, forse per decenni, alcune delle più prestigiose scuole superiori private cattoliche in Germania sono state il luogo dell’orrore, la stanza chiusa in cui forti della loro autorità sacerdoti, insegnanti, organisti hanno distrutto l’animo degli adolescenti che avevano il compito di istruire. Per anni le vittime hanno taciuto, chiuse nel pudore, nel dolore e nella vergogna, o piegate dalle pressioni dei loro carnefici. Adesso il muro d’omertà è caduto, e quella realtà celata per anni viene narrata ogni giorno dai media tedeschi. Per le scuole cattoliche e indirettamente per la stessa Chiesa, nel paese natale del Pontefice, è un colpo durissimo d’immagine, reputazione e credibilità. Il caso appare ogni giorno più grave, evoca quasi gli abusi sessuali compiuti dai religiosi negli Usa, in Irlanda o in altri paesi.

Lo scandalo è scoppiato dapprima al Canisius, il prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest, diretto dai gesuiti, un bellissimo palazzo nel quartiere delle ambasciate. Berliner Morgenpost (conservatore), Der Tagesspiegel (liberal), tra i quotidiani, poi i settimanali come Der Spiegel, hanno narrato tutto. Nel dicembre 2009, poi in gennaio, alcuni ex alunni, ormai adulti, non ce l’hanno fatta più a tenersi dentro dolore, incubi, ferite nell’anima. Hanno scritto lettere al rettore attuale, Klaus Mertes, chiedendogli di agire. Si è parlato dapprima di almeno sette casi, poi di decine.

Non è stato che l’inizio. Dopo le vittime del Canisius, si sono decisi a rompere il muro del silenzio anche ex studenti di scuole superiori cattoliche ad Amburgo, Hannover, Goettingen, a Hildesheim o nella Selva Nera. Un altro istituto superiore di prestigio, lo Aloisiuskolleg di Bad Godesberg (il quartiere meridionale di lusso di Bonn) sarebbe stato luogo di casi di abuso sessuale particolarmente gravi. Un avvocato delle vittime di violenze sessuali al Canisius si sta preparando a una causa collettiva presso la giustizia americana, nel caso che alcuni ex studenti abbiano attualmente la cittadinanza degli Stati Uniti.

I racconti delle vittime, che spesso chiedono l’anonimato, sono agghiaccianti. Allo Aloisiuskolleg, e in altri istituti, un giovane negli anni Sessanta fu violentato da un sacerdote. Altri furono costretti a masturbarsi davanti agli occhi dei presuli, o a carezzare i genitali dei sacerdoti mentre costoro si masturbavano guardando i giovani. Altri ancora furono brutalmente violentati. L’attuale rettore, padre Theo Schneider, ha garantito l’anonimato a chiunque aiuti nelle indagini. Indagini che ormai sono seguite dalla stessa Conferenza episcopale tedesca.

Al Canisius di Berlino, i casi di violenza sessuale contro studenti sarebbero avvenuti tra il 1975 e il 1983. Secondo Der Spiegel, il rettore Mertes ha spedito almeno 500 lettere a ex studenti del ginnasio per chiedere e offrire aiuto. Ma se è vero quanto scrive il settimanale di Amburgo, già nel 1981 l’allora rettore, Karl Heinz Fischer, seppe di casi di abuso sessuale e ne informò il suo superiore diretto, il gesuita padre Rolf Dietrich Pfahl. Ma lo scandalo allora non divenne pubblico.

Quanto sapevano allora i responsabili delle scuole e i loro superiori, cioè le autorirà ecclesiastiche, e perché scelsero il silenzio? L’interrogativo è tremendo, pesa come un macigno sulla coscienza della Chiesa, dei fedeli, del paese. Abusare degli studenti, come ha rivelato oggi il quotidiano conservatore Die Welt, era tra l’altro abitudine anche nelle scuole religiose all’Est. Die Welt ha pubblicato una lunga intervista con Norbert Denef, ex studente, allora vittima di abusi. “Lo schema è tipico”, ha detto. “Dapprima si cerca di coprire i casi col silenzio, se ne parla solo quando si è con le spalle al mure e ci si comporta come se ci si sforzasse di fare luce sui fatti”. Norbert Denef ha ricevuto un indennizzo di 25mila euro dalla diocesi di Magdeburgo, ma – scrive il giornale – solo perché la diocesi sperava di garantirsi così il suo silenzio. I carnefici dell’allora giovane Norbert Denef furono puniti solo con trasferimenti, ma mai denunciati alla giustizia. “Sono scioccato, voglio piena chiarezza”, dice a Berlino l’attuale rettore del Canisius, Klaus Mertes.

Ma con l’aria che tira, c’è da pensare che sempre più genitori ci pensino due volte adesso prima di chiedere l’iscrizione dei loro figli a quelle scuole superiori, considerate fino a ieri le più prestigiose e serie del paese, quelle che garantivano un’istruzione di qualità e speranze di accesso alle migliori università. In cambio di buoni voti e promesse per il futuro, decine o forse centinaia di ex studenti si dovettero piegare alle violenze più abiette e pervertite, e per decenni con intimidazioni furono convinti a tacere e a tenersi nel cuore la loro vita spezzata.

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Notizia vecchia (25/02/2005) ma interessante

Monsignor Tarcisio Bertone, l’Arcivescovo di Genova, Canavesano di Romano, è balzato agli onori delle cronache per una rovente polemica con l’emittente radiofonica “Radio Maria”, molto ascoltata, ma vista con un fondo di scetticismo anche da gran parte del mondo cattolico.

(localport.it, 25/02/2005) La presunta pietra dello scandalo sono le dichiarazioni rilasciate dal Cardinale nel corso del suo intervento alla trasmissione televisiva di RaiUno “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa. In quell’occasione Monsignor Bertone ebbe a esprimere il suo scetticismo in merito alle apparizioni di Medjugorje e di Civitavecchia.

La presunta pietra dello scandalo sono le dichiarazioni rilasciate dal Cardinale nel corso del suo intervento alla trasmissione televisiva di RaiUno “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa. In quell’occasione Monsignor Bertone ebbe a esprimere il suo scetticismo in merito alle apparizioni di Medjugorje e di Civitavecchia.

Apriti cielo! Gli ascoltatori di Radio Maria sono letteralmente insorti, tempestando la redazione di e-mail e telefonate di protesta. Un vero linciaggio morale che Monsignor Bertone non ha potuto accettare e al quale ha replicato con un duro comunicato ufficiale. «Sono state – si legge nel documento – reazioni scomposte e offensive di fedeli e sacerdoti che si definiscono “medjugorjani” e anche da parte della stessa Radio Maria, attacchi non certo compatibili con i fautori di un’autentica devozione mariana». Tarcisio Bertone ha poi spiegato di non voler negare a nessuno il diritto di pregare la Madonna dove meglio crede, ma di condannare, senza appello, tutti gli eccessi di fanatismo, anche quelli legati al nome della Madre di Gesù.

Nella sua difesa il porporato ha dimostrato il carattere e il “polso” che lo contraddistinguono fin da quand’era ragazzo e che lo hanno portato a ricoprire incarichi di primissimo piano nel mondo della Chiesa: è stato per anni il “braccio destro” del Cardinale Ratzinger, a seguire per conto del Vaticano delicate faccende come il “caso Milingo”, i segreti di Fatima e la questione Alì Agca. Inoltre, anni addietro, proprio Monsignor Bertone ha seguito in prima persona l’istruttoria sulle apparizioni di Medjugorje e, in tema di devozione mariana, è stato inviato del Papa a Fatima per i funerali di suor Lucia.

A fronte delle polemiche di Radio Maria, il clero genovese si è schierato al fianco del suo Arcivescovo, senza mezze misure: «Ha ragione il Cardinale a prendersela con Radio Maria – è il commento di don Andrea Gallo, il “prete dei poveri” noto per la sua amicizia con Fabrizio De André—: fa propaganda martellante, una crociata. Ma che cosa aspettano a richiamarla? Se io raccomando ai ragazzi il preservativo, mi convocano subito in tribunale ecclesiastico. Se loro usano la Madonna per chiedere soldi, nessuno fa nulla. Quella radio è una patata bollente. E non è la voce di Maria, perché approfitta d’un certo fanatismo, un po’ come i maghetti in tv che sfruttano il dolore della gente»

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La denuncia di Ratzinger: «Molti con ruoli di responsabilità lavorano unicamente per se stessi e carriera»

CITTÀ DEL VATICANO
Anche tra gli uomini di Chiesa, specialmente tra chi è investito di responsabilità, allignano i mali del carrierismo e della ricerca del potere personale. Le parole di Benedetto XVI, pur pronunciate con tono quasi sommesso, sono risuonate come una forte denuncia, dinanzi ai circa cinquemila fedeli riuniti stamane nell’Aula Paolo VI per l’udienza generale.

«Non è forse una tentazione quella della carriera, del potere, una tentazione da cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di animazione e di governo nella Chiesa?», si è chiesto il Papa durante la catechesi dedicata alla figura di San Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei frati domenicani. Il Papa ha quindi ricordato quanto da lui detto il 12 settembre scorso durante la cerimonia di consacrazione di cinque nuovi vescovi: «Non cerchiamo potere, prestigio, stima per noi stessi. Sappiamo come le cose nella società civile, e, non di rado nella Chiesa, soffrono per il fatto che molti di coloro ai quali è stata conferita una responsabilità, lavorano per se stessi e non per la comunità».

Il Pontefice era partito dalla considerazione che quando il giovane Domenico, appena ordinato sacerdote, fu eletto canonico del capitolo della cattedrale della sua diocesi di origine, Osma, in Spagna, «anche se questa nomina poteva rappresentare per lui qualche motivo di prestigio nella Chiesa e nella società, egli non la interpretò – ha sottolineato papa Ratzinger – come un privilegio personale, nè come l’inizio di una brillante carriera ecclesiastica, ma come un servizio da rendere con dedizione e umiltà». Non è la prima volta che Benedetto XVI parla chiaramente del carrierismo e degli altri mali che indeboliscono la missione della Chiesa cattolica: prima ancora delle forti parole pronunciate nel settembre scorso durante la consacrazione dei nuovi vescovi, in marzo, in piena tempesta per il «perdono» concesso ai vescovi lefebvriani (tra cui il negazionista Richard Williamson), aveva scritto una lettera aperta in cui, riprendendo le parole dell’apostolo Paolo ai Galati, constatava che anche oggi, nella comunità ecclesiastica, «ci si morde e ci si divora a vicenda».

Nell’udienza di oggi, tra l’altro, alla denuncia contro chi nella Chiesa cerca solo carriera e potere, ha fatto da netto contraltare proprio l’accento sull’alto esempio di San Domenico. «Questo grande santo – ha osservato Benedetto XVI – ci rammenta che nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione». «Ed è consolante vedere come anche nella Chiesa di oggi sono tanti – pastori e fedeli laici, membri di antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali – che con gioia spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il Vangelo», ha concluso.

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La religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità

MILANO – La religione impedisce di ragionare mentre la scienza vive nella ricerca della verità. Sono mondi molto lontani. Umberto Veronesi, nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha spiegato i motivi che, da scienziato, lo hanno portato ad allontanarsi dalla fede. «Scienza e fede non possono andare insieme – ha affermato l’ oncologo – perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti».

«INTEGRALISTA» – Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l’uno dall’altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. Nel corso della trasmissione l’oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché – ha concluso – mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico». (Fonte: Ansa)

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