Mai dire RadioMaria

"Il clero sa ch’io so che loro sanno di non sapere." R. G. Ingersoll

Bell’esempio di quanto la religione rincoglionisca il popolo bue.



San Policarpo a Roma.

Il caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana tuttora a rischio di lapidazione per adulterio, ha riportato l’attenzione sulla “sanzione penale” questa pratica barbara, illegale e crudele mai debellata. Lo sottolinea Amnesty International che ieri ha pubblicato un dossier sulla lapidazione nel mondo.
La lapidazione resta in vigore, come sanzione penale, in diversi paesi o regioni di paesi, tra cui, oltre all’ Iran, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, la Nigeria, il Pakistan, il Sudan e lo Yemen. Nella provincia di Aceh, Indonesia, la pena della lapidazione è stata introdotta nel 2009 – riporta Amnesty. Lapidazioni, inoltre, vengono eseguite anche da attori non statali. Amnesty International afferma di non riuscire a tenere una traccia completa di tutte le lapidazioni, ma riceve molte notizie, in particolare dalla Somalia.
Per quanto riguarda l’Afghanistan, dalla caduta dei talebani in Afghanistan, pare che le lapidazioni siano avvenute assai raramente, ma Amnesty International ha potuto confermare che una coppia è stata uccisa a colpi di pietre il 15 agosto scorso nel nord del paese, su ordine di un comitato locale di talebani che hanno assunto il controllo della zona. Notizie non confermate di una lapidazione per adulterio in Afghanistan risalgono al 2005, e sarebbe avvenuta su ordine di uomini di religione locali, non dei talebani. Inoltre, un gruppo alleato coi talebani del Pakistan, Lashkar e-Islam, avrebbe eseguito una lapidazione in pubblico nel 2007, nel nordovest del paese.
Tornando a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana tuttora a rischio di lapidazione per adulterio, dopo che Amnesty International lo scorso luglio ha promosso un appello internazionale, la Corte suprema ha iniziato il 4 agosto un riesame della condanna a morte della donna: “lo scopo di tale decisione – sottolinea Amnesty – appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte, ma la condanna alla lapidazione resta in vigore”.
Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, è tuttora detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell’Iran. Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una “relazione illecita” con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per “adulterio durante il matrimonio”, accusa che lei ha negato.
Esecuzioni di sentenze giudiziarie alla lapidazione, negli ultimi anni, sono state riferite di fatto solo dall’Iran. Nonostante le autorità avessero annunciato una moratoria nel 2002, quattro anni dopo sono state lapidate almeno sei persone. Almeno otto donne e tre uomini si trovano attualmente nei bracci della morte del paese, in attesa della lapidazione. Il rapporto di Amnesty International “Basta alle esecuzioni tramite lapidazione” (in inglese), pubblicato nel 2008, fornisce un ampio quadro della legislazione e delle procedure relativi a questa pena. [GB]

Che bella cosa la religione …

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GERUSALEMME – I cellulari di ultima generazione? «Statene alla larga, sono depravazioni da strada». I rabbini sefarditi di Israele dichiarano guerra agli smartphone e a tutti quei telefonini che «permettono di guardare filmati, navigare su Internet e, Dio sia clemente, di raggiungere anche i posti peggiori al mondo». Una dura presa di posizione contenuta in una circolare che è stata rilanciata dal sito del quotidiano “Yedioth Ahronoth”.

MODERAZIONE – «In un istante – si legge nella nota – un uomo può inciampare e cadere, Dio non voglia, nel fondo di un baratro». La circolare «intima» per questo agli studenti, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, di «rimanere alla larga da queste attrezzature pericolose, di mantenersi moderati e attenti». I leader religiosi sefarditi invitano quindi «i giovani intelligenti» a lasciarsi rafforzare dalla Torah e a dedicare ogni momento libero al suo studio, «con desiderio e gioia». Un appello tanto più importante, scrivono i rabbini, in un periodo in cui «si viene a sapere di disastri quotidiani a cui è difficile opporsi» e le strade sono piene di vecchie e nuove «depravazioni» che impediscono di dedicarsi alla religione. Solo lo studio della Torah, conclude la circolare, potrà tornare utile nel giorno del giudizio.

L’altro giorno, in Iran, la musica. Oggi in Israele gli smartphone.
Guarda caso due potenziali veicoli di informazioni e cultura.
Strano come i sacerdoti tendano a demonizzare certi strumenti, senza mai mancare di ricordare come l’unica verità sia quella contenuta nei vari libri da loro sponsorizzati: Vangelo, Bibbia, Corano, Torah, etc. Non sono altro che bugie, raffinate a suon di “interpretazioni” da varie generazioni di sacerdoti, intenti a rendere plausibile quello che naturalmente non lo sarebbe.

Tutte queste menzogne sono comunque destinate ad essere spazzate via, grazie, anche, allo sviluppo tecnologico e alla velocità con cui le informazioni e le opinioni circolano liberamente.

Parafrasando Tekken III, “You lose !”

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Forse ho capito male io, spero.

Oggi per i cristiani cattolici è l’anniversario dell’assunzione in cielo della madonna.
Assunzione maturata in seguito a “favori” concessi ad un presunto dio.
Favori che come risultato hanno prodotto una gravidanza, quindi facilmente riconducibili a determinate attività, non proprio di concetto.

Squalliduccio direi … Tipo velina (o ministro del governo Berlusconi) !

Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.

Qui la chiamano “speciale benevolenza” probabilmente “porci comodi” andrebbe ugualmente bene.

Il regime di Ahmadinejad teme perfino la musica. E non lo manda certo a dire. E’ uno dei massimi esponenti religiosi iraniani a riferire le ferree posizioni del paese islamico. Il capo spirituale, l’ayatollah Ali Khamenei, ha fatto sapere oggi che la musica non è “compatibile” con i valori della Repubblica islamica, e non dovrebbe essere praticata, nè insegnata nel paese.

VIETATO INSEGNARE MUSICA – “Anche se la musica è halal – ha detto testualmente – la promozione e l’insegnamento non è compatibile con i valori più alti del regime sacro della Repubblica islamica“. Le riflessioni di Khamenei sono giunti in risposta alla richiesta di un 21enne, che stava pensando di avviare le lezioni di musica e che voleva sapere se erano accettabili secondo l’Islam. “È meglio che i nostri cari giovani passano il loro tempo prezioso per l’apprendimento della scienza e di nozioni utili, interessanti e spendano tempo per lo sport e la sana ricreazione piuttosto che con la musica“, ha spiegato l’Ayatollah.

DIFFICILE OPPORSI – A differenza di altri capi spirituali in Iran, le cui sentenze sono seguite dai loro seguaci, le opinioni di Khamenei sono viste come dei veri e propri ordini di servizio per l’intero paese, ordini che devono essere rispettati perfino dal governo. E tra i suoi diktat non mancano le esternazioni eclatanti: il mese scorso, ad esempio, Khamenei ha paragonato la sua leadership a quella del profeta Maometto e ha obbligato tutti gli iraniani a obbedire ai suoi ordini. Khamenei, nonostante non avesse mai rivelato la sua opinione sulla musica in pubblico, si dice abbia avuto un ruolo chiave nella repressione dell’arte musicale iraniana avvenuta dopo la rivoluzione del 1979. Quando era presidente Khamenei, ha bandito la musica in stile occidentale, costringendo molte stelle ad andare in esilio.

VECCHIO ODIO – Houshang Asadi, un ex compagno di cella di Khameneiprima della Rivoluzione Islamica, ha dichiarato: “Lui ha sempre odiato la musica“. ”Ci sono state volte che ho cantato una canzone da Banan (un cantante popolare) per lui e lui mi ha detto di evitare di musica e, invece, di pregare Dio“, ha detto Asadi, che ha condiviso una cella con Khamenei per quattro mesi nel carcere Moshtarak a Teheran nel 1976. Rimase con lui per diversi anni dopo la rivoluzione. “L’unica musica che gli piaceva era quella rivoluzionaria e gli inni religiosi“, ha raccontanto l’amico.

CONCERTI E ALBUM VIETATI – Dopo l’insediamento al potere del Presidente riformista Khatami, nel 1997, comincia a cambiare l’atteggiamento ufficiale nei confronti della musica pop. poi dopo l’ elezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad si vedono le maniere forti. Il suo ministero della cultura e della guida islamica ha negato il permesso per la distribuzione di migliaia di album. Dalle contestate elezioni dello scorso anno le autorità hanno perfino cominciato a negare permessi per i concerti pubblici, temendo che potrebbero essere utilizzati dall’opposizione come manifestazione politica. Si teme che l’opposizione possa utilizzarli come un’opportunità per esprimersi, ha detto Mohammad Reza Shajarian, il cantante più conosciuto dell’Iran.

I sacerdoti mi sembra che perseguano gli stessi propositi in tutto il mondo, indipendentemente dal culto che spacciano : metterlo in culo al popolo !

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Il ruolo biologico della donna é quello di madre, sposa ed educatrice. Il lavoro é secondario, viene dopo.

Quindi a casa senza grilli per la testa. E accudite la prole, che con tutti questi preti a piede libero …

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Girando sul sito pontefix (lettura che, con moderazione, consiglio a tutti, visto la spassosità delle discussioni) mi sono imbattuto in un’intervista a tal monsignor “Odo Fusi Pecci”, vescovo emerito di Senigallia (praticamente sopra di lui ci sono solo i Cavalieri d’Oro e il Daitarn III). La riporto parzialmente perché ci sono dei passaggi che penso meritino e siano di aiuto nella formazione di una sana coscienza critica e quindi anticlericale.

Come é noto nei pressi di Roma, sul litorale, il bacio di due gay ha determinato la rivolta dei bagnanti con relativo intervento dei Carabinieri. La cosa non é piaciuta per niente alle organizzazioni omosessuali che hanno inscenato le solite proteste ormai rituali. Ne discutiamo con monsignor Odo Fusi Pecci, Vescovo Emerito di Senigallia. Eccellenza, sulla spiaggia romana due gay si baciavano appassionatamente e la gente é insorta chiamando i carabinieri: ” la popolazione ha fatto bene a prendere le distanze dimostrando che il senso comune non accetta certe cose, come del resto approvo l’ intervento solerte dei carabinieri che per mestiere devono sedare condotte contro legge, se lo sono”. Ma un bacio tra gay é contro legge?: ” ora io non sono un giurista, ma se urta il senso comune sicuramente non ottiene l’ approvazione della gente e poi esiste anche una legge etica che non é possibile dimenticare o mettere da parte. Esiste …

… sempre bacio e bacio ed una cosa é scambiarselo in casa, altra per la strada”. Poi preicsa: ” ad ogni modo il bacio tra due gay disturba in quanto attesta una pratica che é del tutto contro natura, offende la legge naturale. Il solo amore reale, rispondente alla legge di Dio, é quello tra un uomo e una donna e trova la massima consacrazione nel vincolo sponsale, e mai in unioni di fatto, convineze o altre forma edonistiche. Tutto questo é solo il frutto di una mentalità secolare e relativista che sta progressivamente prendendo piede nella nostra società e che sicuramente scandalizza come dimostrano certe reazioni di massa della gente”.

Nel prosieguo poi, il sacerdote, s’è dedicato anche alle vittime della Love Parade e al farneticante commento del suo collega austriaco.

Il Vescovo di Salisburgo in Austria, con riferimento alle vittime del Love Party, ha detto che sono una specie di ammonizione divina contro un evento ripugnante, possibile che sia così?: ” il vescovo ha ragione e in teologia la cosa é possibile. Dio sa aspettare per separare la zizzania dal grano, ma fa anche bene a segnalare mediante avvisi forti e talora dolorosi che non siamo sulla via giusta. L’ Antico Testamento lo dice varie volte”.

Tutto questo mi ha fatto arrivare alla conclusione che per diventare vescovo emerito di Senigallia non sia necessario sottoporsi al test per gli stupefacenti …

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SALISBURGO – Partecipare alla “ripugnante” Love Parade è “peccato”. Morire alla Love Parade 1 è la “punizione divina”. Più chiaro di così, il pensiero del viennese Andreas Laun, vescovo ausiliario di Salisburgo, esperto di teologia morale e autore di saggi su Cattolicesimo e amore in relazione all’omosessualità e al rapporto di coppia, non potrebbe essere. D’altronde, non è un caso se la rubrica che cura sul portale cattolico Kath.net si intitoli Klartext, “parlare chiaro”. Così Laun mette nero su bianco la sua convinzione che i 21 morti della terribile ressa scatenatasi alla Love Parade di Duisburg lo scorso 24 luglio, costato la vita anche alla giovane italiana Giulia Minola 2, altro non sia se non il castigo di Dio contro la perdizione di una gioventù impossibile da redimere.

L’articolo del vescovo si intitola “Love Parade, peccato e punizione divina” e si apre con una premessa: “A nessuno è permesso giudicare i morti”. Del tutto ignorata nelle righe successive, dove Laun distribuisce verdetti che suonano come incisi sulla dura pietra, usando una terminologia a metà tra l’esorcismo e la medicina legale. “La Love Parade e la partecipazione ad essa – scrive Laun -, a prescindere dalla sua immagine ripugnante, costituiscono una sorta di ribellione contro la Creazione e contro l’ordine divino, sono un peccato e un invito al peccato”.

Terrificante il passaggio seguente, in cui il vescovo di Salisburgo invita a riflettere sul fatto che, a prescindere dall’aspetto “patologico” della manifestazione, “ci si rifiuta di ammettere che la Love Parade potrebbe anche avere a che fare con il peccato e, di conseguenza, anche con un Dio che giudica e punisce”. Secondo questa visione, dunque, a Duisburg sarebbe andato in scena un sabba infernale, interrotto da un Dio spazientito.

Morire schiacciati dalla folla (LE FOTO 3) per volere del Signore? Come può un cattolico accettare l’idea di un Dio così vendicativo? Per tutta risposta, il candido Andreas Laun definisce “naturale” che Dio punisca e che “non è cattolico” pensare il contrario. Il vescovo ausiliario di Salisburgo precisa che Dio non punisce per vendetta, ma “per amore”, poiché la sua intenzione è di “recuperare le persone”. E dopo aver ripetuto che “la condanna morale dei morti è sbagliata”, Laun scrive che “sarebbe ormai ora di chiedersi perché oggi tanta gente al concetto di punizione reagisce come se fosse morsa dalla tarantola”.

Anziché risultare persuasi dalle parole del vescovo, i lettori di Kath.net hanno scaricato sul portale cattolico una valanga di proteste, costringendo Laun a correggere parzialmente il tiro. Un “chiarimento del chiarimento” in cui il religioso ripete che “nessuno ha il diritto di giudicare gli altri, poiché ciò spetta solo a Dio!”, ma poi se la prende con gli “atei”, ai quali chiede il perché della loro indignazione, visto che “per voi non esiste il Dio della Bibbia e della Chiesa”. Laun se la prende anche con i “critici” della religione in generale, poiché a suo avviso non esiste “nessuna religione che non creda a un Dio che sia anche giudice dell’umanità”.

Quasi una minaccia, quella che Laun lancia alla fine, tirando in ballo l’idea di Dio del mondo musulmano. “Usate la prudenza – ammonisce Laun – poiché il vostro scherno potrebbe colpire anche i musulmani, convinti che Dio punisce e che ai vostri attacchi potrebbero reagire in modo diverso dal mio”.

Che animo sensibile ! Non posso comunque dirmi sorpreso; cosa possiamo pretendere da un affiliato ad una delle più antiche associazioni a delinquere ?

Fonte

Pat Condell